venerdì, 03 agosto 2007
Dopo tanto tempo... Ad Andrea Fogari,

I due uomini camminarono fianco a fianco, senza parlarsi, fino al cancello del parco. Il primo era alto e dinoccolato, procedeva a ritmo di musica, canticchiando un motivetto anni '60. Mostrava fieramente la biondissima capigliatura e le sopracciglia quasi bianche, retaggi del ceppo caucasico da cui proveniva. L'altro era molto più basso e tarchiato, con un evidente sproporzione fra un ampio torace e piccole gambe muscolose. Aveva capelli crespo-corvini e non riusciva a pronunciare la zeta. Quando osservarono il vecchio cancello arrugginito, il secondo scattò istericamente, colpendolo nel tentativo di scardinarlo. D'un tratto si arrestò, gelato dal gesto di una mano amica, che senza forzare valicò l'ingresso. Tuttora si ricordano entrambi di quel giorno, il giorno in cui trovarono la Vera Luce.
postato da: Bollazzo alle ore agosto 03, 2007 20:06 | Permalink |
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sabato, 09 dicembre 2006
Correva la sera di un marzo autunnale, un marzo sbiotto e infelice, un marzo che non ricordi, in cui non fiorivano le primule e le upupe tardavano a singhiozzare. Ti guardavo nel riverbero di un abatjour, fumando una Malboro Light, al suono di un basso incompreso. Mentre mi sfilavi la sigaretta dalle dita, un fremito mi scuoteva le membra e capivo il perchè di quel gesto, cui mai prima di allora avevo dato peso, nemmeno massa, a voler esser sinceri. Mi alzaii da terra con calma, levandomi dal tepore del termosifone; mi voltai in un gesto secco e controllato, sapendo non l'avrei più ricompiuto; piansi di un pianto meccanico, di un pianto che non era un pianto. In un marzo che non era marzo, o almeno non era primavera.

Fammi fumare l'ultimo filtro.
postato da: Bollazzo alle ore dicembre 09, 2006 22:42 | Permalink |
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sabato, 09 dicembre 2006
Non ho resistito alla tentazione e ne ho fatto uno anche io...

Cimentatevi!
postato da: Bollazzo alle ore dicembre 09, 2006 14:37 | Permalink |
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sabato, 11 novembre 2006

A ... che ha ispirato i tre post che portano il suo nome :P, da leggersi rigorosamente in ordine.

Si cercavano ancora speranze, nonostante l'inflazione le avesse rese una merce rara. Di quel che rimaneva dei funghi, ne facemmo un purè di patate, ma compensammo l'evidente perdita di sapore sciogliendo nel brodo zucchero di canna. Quei fiordi ormai eran divenuti golfi, ma ancora le vele non attraccavano, forse per paura del vento. I marinai guardavano il tramonto, l'alba si nascondeva da un giorno.

postato da: Bollazzo alle ore novembre 11, 2006 10:23 | Permalink |
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lunedì, 16 ottobre 2006
Cercavamo sempre di fermare il tempo, ma oramai, talvolta, ci rincorreva e riusciva a raggiungerci. Guardavamo felici montagne di zucchero filato, e ci libravamo leggeri sopra fiordi di malinconia. Eravamo tornati ad esistere, tuttavia, nel sentirci vivi, ancora qualcosa ci impauriva.
postato da: Bollazzo alle ore ottobre 16, 2006 14:26 | Permalink |
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sabato, 07 ottobre 2006
Nato da una "collaborazione" con Pietro (sì, quel microbo romano scarso in mate, per chi lo conosce)

Sabato sera a casa, guardando il cielo. E non sapere che fare e odiare chi ride, consapevole, tanto, di non rientrare nella categoria. E osservare il cielo, e perdersi nel seguire una goccia, che nell'atto di schiantarsi al suolo par quasi arrestarsi. Ed è come rallentasse i nostri sensi, infatti, per un attimo, restiamo a fissare il suolo. E sul vetro sola una goccia  più lenta dell'altre discende: ma certo si schianterà, sì, anche lei, prima o poi, come la vita di paese in un sabato di pioggia, come la vita di un uomo in un mondo di ombre, come una poesia senza versi né rime, scritta solo per sentirsi sensibili, pur sapendo di esser soltanto stupidi. E sentirsi mediocre, anzi, più mediocre degli altri. Ed ergere castelli di ghiaccio, e sculture di brina. E rimanere fissi alla finestra cercando di annullarsi, di diventare acqua. E riscorprire un pensiero, non ancora annegato, che annaspa in questo oceano piatto.

E pensarti, già, ancora.
postato da: Bollazzo alle ore ottobre 07, 2006 15:12 | Permalink |
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venerdì, 22 settembre 2006
...
Mangiavamo solo clessidre, ma ogni tanto si beveva qualche ricordo. Stentavamo a toccarci per paura di far male, e raccoglievamo funghi acerbi dal terreno. Eravamo felici, forse, forse soltanto amavamo sentirci un po' meno vivi.
postato da: Bollazzo alle ore settembre 22, 2006 23:45 | Permalink |
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sabato, 26 agosto 2006
Mi ritrovo sveglio alle 10 di mattina, e lo sono dalle 6 (dalle 6!!! Io, che di solito prima delle 14 non mi schioda dal letto nemmeno un elicottero che atterra davanti a casa mia - sì, è successo-). Motivo: ieri sera c'è stato un mezzo sclero (uno dei rarissimi) tra me e mia madre perchè lei sostiene che tornare alle 2.15 un mercoledì sera, e comunque tutte le sere dopo mezzanotte sia uno stile di vita che non si sposa troppo con l'avere due debiti da recuperare e uno stage senior alle porte. Quindi sono stato in casa ed ho approfittato dell'evento per andare a letto presto (verso le una) al fine di godermi Italia-Lituania (non voglio pensare a come si senta Gianluca Basile in quest'istante...).

Le 5 ore di sonno che posso vantare (contro le solite 10-12) non penso mi permetteranno di arrivare a domani mattina tutto intero, quindi stasera non mi ubriacherò, se ciò sia un bene o un male lo lascio decidere ai miei 2 o 3 lettori.

Avrei voglia di un piatto di pasta con le verdure grigliate, con una spruzzata di Parmigiano Reggiano (non quello pregrattato però ;)) e forse di altro, che per ora non riesco a definire.

"Il tempo passa e tu non passi mai"
(Negramaro - Estate)



postato da: Bollazzo alle ore agosto 26, 2006 10:15 | Permalink |
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martedì, 22 agosto 2006
Penso che andare in coma etilico una sera di mezza estate, a 19 anni, sia eccessivo, ma veramente eccessivo.

Penso che il tempo scorra sempre da destra a sinistra, poi a volte si ferma, fa un cazzo di cerchio e poi riparte. E penso che la vita d'estate, in un paese, sia uno di quei cazzi di cerchi.

Penso che non esista nulla oltre la morte, ma un nulla sciatto, privo di consistenza,  informe, incolore, insapore. Un nulla che spaventa.

Penso che tutti noi in fondo siamo vuoti, di un vuoto che non riusciamo a colmare, ma qualche sera torno a casa, e mi sento un po' più pieno. Questa, forse, è la definzione di felicità.

Penso che pensare a volte è fatica, basterebbe una boccia di vino, e sarebbe tutto più facile.

Penso che fare una partita di calcetto alle 9.30, in accordo coi cantonieri per l'illuminazione sia un modo molto agricolo di passare la serata. Ma penso anche che i miei neuroni, per una sera, abbiamo ringraziato.

Penso che in questo momento non saprei dire esattamente qual'è il senso della mia vita, spero che forse, prima o poi, riuscirò a farlo.

Penso che vi sarete già stancati di leggere quello che penso, quindi mi fermo, schiaccio "Pubblica il post" e vado a mangiare.
postato da: Bollazzo alle ore agosto 22, 2006 20:04 | Permalink |
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domenica, 06 agosto 2006
Sono le quattro e mezza del mattino. Sono appena rientrato a casa.

Sono vivo, mondo.
postato da: Bollazzo alle ore agosto 06, 2006 04:29 | Permalink |
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